Ci sono città che sembrano disegnate apposta per un weekend lungo, e Strasburgo è una di queste. La prima volta ci sono arrivato in treno, una sera di dicembre, e uscendo dalla stazione mi ha accolto un profumo di vin brulé e cannella che non ho più dimenticato. Da allora ci sono tornato in primavera, in piena estate e di nuovo sotto Natale, e ogni volta ho scoperto una città diversa: gotica e solenne attorno alla Cattedrale, fiabesca tra i canali della Petite France, elegante e quasi berlinese nei viali della Neustadt. Capitale dell’Alsazia, sede del Parlamento europeo, sospesa da secoli tra cultura francese e tedesca, è uno dei city break più completi della Francia e dell’intera Europa. In questa guida ti racconto come viverla in due o tre giorni: cosa vedere, dove mangiare, come muoversi e perché la stagione dei mercatini è il momento perfetto per andarci.
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ToggleStrasburgo, crocevia d’Europa: storia e prima impressione
Il nome dice già molto: Strateburgum, la «città delle strade», nata come accampamento romano di Argentoratum sulle rive dell’Ill, a pochi chilometri dal Reno. Per secoli è stata contesa tra Francia e Germania: libera città imperiale, poi francese con Luigi XIV, tedesca dal 1871 al 1918, di nuovo francese, poi annessa durante la Seconda guerra mondiale e infine simbolo della riconciliazione europea. Questa storia a strappi si legge camminando: nei nomi delle vie scritti in francese e in alsaziano, nelle insegne delle winstub, nei palazzi guglielmini che convivono con le case a graticcio.
Il cuore della città è la Grande Île, l’isola circondata dai due rami dell’Ill che nel 1988 è diventata il primo centro storico interamente iscritto nella lista UNESCO; nel 2017 il sito è stato esteso alla Neustadt, il quartiere tedesco. La prima impressione è quella di una città a misura d’uomo: il centro è in gran parte pedonale, il tram arriva ovunque e le biciclette sono talmente tante che a volte ti sembrerà di essere ad Amsterdam. Il mio consiglio è di lasciare la mappa in tasca per la prima mezz’ora e perderti tra i vicoli: la guglia della Cattedrale, visibile da quasi ogni angolo, ti riporterà sempre sulla strada giusta.
Grande Île e Cattedrale di Notre-Dame: il cuore gotico
Sbucando da rue Mercière, la Cattedrale di Notre-Dame ti si para davanti all’improvviso, ed è uno di quei momenti di viaggio che restano. Costruita in arenaria rosa dei Vosgi tra il 1176 e il 1439, con la sua unica guglia di 142 metri è stata per oltre due secoli l’edificio più alto del mondo. Victor Hugo la definì «un prodigio del gigantesco e del delicato», e non c’è descrizione migliore: la facciata sembra un merletto di pietra, con migliaia di statue, pinnacoli e il grande rosone che al tramonto si accende di riflessi rossi.

La facciata della Cattedrale di Notre-Dame di Strasburgo illuminata di notte, vista da rue Mercière. Foto di Ed Wingate su Unsplash.
All’interno non perdere l’orologio astronomico, un capolavoro di meccanica rinascimentale il cui meccanismo attuale risale al 1843: ogni giorno alle 12:30 va in scena la sfilata degli apostoli davanti a Cristo, mentre il gallo batte le ali (l’ingresso per lo spettacolo è a pagamento e conviene arrivare con un po’ di anticipo). Se hai gambe buone, sali i 332 gradini fino alla piattaforma panoramica a 66 metri: nelle giornate limpide vedi la Foresta Nera da una parte e i Vosgi dall’altra.
Sulla stessa piazza c’è la Maison Kammerzell, la casa a graticcio più celebre dell’Alsazia, con le facciate in legno intagliato e i vetri a piombo. Poco più in là il Palazzo Rohan, residenza settecentesca dei principi-vescovi, ospita tre musei (Arti decorative, Belle Arti e Archeologico). Per una pausa, piazza Gutenberg e place Kléber sono il salotto della città, mentre per l’architettura più intima basta infilarsi in rue des Frères o in rue du Maroquin.
Petite France: canali, case a graticcio e Ponts Couverts
Se la Cattedrale è l’anima solenne di Strasburgo, la Petite France è il suo lato da cartolina. Era il quartiere dei conciatori, dei mugnai e dei pescatori, attraversato da canali e chiuse dove l’Ill si divide in più bracci. Il nome curioso non ha nulla di romantico: deriva da un ospizio cinquecentesco in cui venivano curati i malati di sifilide, il cosiddetto «mal francese». Oggi è un dedalo di case a graticcio con i balconi fioriti, ponti girevoli e stradine acciottolate dove il tempo sembra essersi fermato.

La Petite France con la Maison des Tanneurs specchiata nel canale dell’Ill. Foto di Patrick Robert Doyle su Unsplash.
L’edificio simbolo è la Maison des Tanneurs, del 1572, con i lunghi ballatoi dove un tempo si facevano asciugare le pelli. Da qui prosegui verso i Ponts Couverts, i tre ponti medievali sorvegliati da quattro torri quadrate del XIII-XIV secolo, e poi sali sulla terrazza della Barrage Vauban, la diga fortificata del Seicento: la vista gratuita sui ponti, sulle torri e sulla guglia della Cattedrale sullo sfondo è, a mio parere, la più bella della città. Il momento migliore? Il mattino presto, quando i canali sono immobili e le facciate si riflettono nell’acqua come in uno specchio. Ti consiglio anche il giro in battello Batorama: in poco più di un’ora attraversa la Petite France con le sue chiuse, gira attorno alla Grande Île e arriva fino al quartiere europeo.
Neustadt e quartiere europeo: la Strasburgo che non ti aspetti
Pochi visitatori ci arrivano, ed è un peccato. Dopo il 1871 i tedeschi costruirono a nord-est della Grande Île una città nuova, la Neustadt, pensata come vetrina dell’Impero: viali alberati, palazzi monumentali, edifici liberty e neogotici. Il fulcro è place de la République, con il Palais du Rhin (l’antico palazzo imperiale), la Biblioteca nazionale universitaria e il Teatro nazionale. Da qui l’avenue de la Liberté porta al grandioso Palais Universitaire, mentre la chiesa di Saint-Paul, con le sue due guglie sulla punta di un’isoletta dell’Ill, regala uno dei panorami più fotogenici al tramonto.
Proseguendo verso est si entra nel quartiere europeo: il Parlamento europeo con la sua torre incompiuta, il Consiglio d’Europa e la Corte europea dei diritti dell’uomo firmata da Richard Rogers. Quando c’è la sessione plenaria è possibile assistere ai lavori; negli altri giorni vale comunque la passeggiata lungo l’Ill fino al Parc de l’Orangerie, il parco più antico della città, dove d’estate si vedono le cicogne, simbolo dell’Alsazia, nidificare sugli alberi.
Mercatini di Natale: perché Strasburgo è la «Capitale del Natale»
Strasburgo si è guadagnata il titolo di Capitale de Noël sul campo: il suo Christkindelsmärik, il «mercato del Bambin Gesù», si tiene dal 1570 ed è tra i più antichi d’Europa. Ogni anno, da fine novembre fino alla vigilia, il centro si trasforma in un villaggio di casette di legno sparse in oltre una decina di piazze: le principali sono place Broglie, la più storica, e la piazza della Cattedrale, mentre in place Kléber svetta il grande abete addobbato, alto circa trenta metri. Le date esatte cambiano di anno in anno, quindi controllale sul sito ufficiale prima di prenotare.

La Petite France in pieno inverno, con le case a graticcio riflesse nell’Ill. Foto di Victoria Turyk su Unsplash.
Il bello del Natale a Strasburgo è che le decorazioni non si fermano alle bancarelle: ogni via ha il suo tema luminoso, le facciate dei negozi si riempiono di orsetti, angeli e ghirlande e la sera la città sembra un presepe. Tra un banco e l’altro assaggia il vin chaud bianco o rosso, i bredele (i biscottini natalizi alsaziani) e il pan pepato. Un consiglio da viaggiatore che ci è cascato: evita i sabati di dicembre se puoi, perché la folla è davvero tanta, e prenota l’alloggio con mesi di anticipo.
Winstub e cucina alsaziana: cosa mangiare a Strasburgo
La gastronomia alsaziana è generosa, sostanziosa e perfetta per le giornate fredde. Il posto giusto per scoprirla è la winstub, la tipica taverna del vino con boiserie in legno, tovaglie a quadri e piatti abbondanti: tra le più amate ci sono Chez Yvonne e Le Clou, a due passi dalla Cattedrale, ma ne troverai di ottime anche in Petite France. Cosa ordinare:
- Choucroute garnie: crauti cotti nel Riesling con salsicce, pancetta e carni affumicate.
- Tarte flambée (o flammekueche): una sfoglia sottilissima con crème fraîche, cipolla e pancetta, da dividere al tavolo.
- Baeckeoffe: stufato di tre carni e patate cotto lentamente in una terrina sigillata.
- Kougelhopf e bretzel: per colazione o merenda, da prendere in una delle tante pasticcerie del centro.
Accompagna tutto con i bianchi della Strada dei vini d’Alsazia, Riesling, Gewürztraminer e Pinot Gris, oppure con un calice di Crémant d’Alsace. E se ami la birra, ricorda che qui si trovano alcuni dei birrifici storici più importanti di Francia.
Consigli pratici e gita a Colmar
Come arrivare e muoversi
Dall’Italia le soluzioni più comode sono il volo su Basilea-Mulhouse, Stoccarda o Francoforte e poi il treno, oppure il treno via Basilea; da Parigi il TGV impiega circa un’ora e cinquanta minuti. L’aeroporto di Strasburgo-Entzheim è collegato alla stazione centrale da un treno navetta in pochi minuti. In città muoviti a piedi, in tram o in bicicletta: la rete è capillare e con la linea D del tram puoi persino attraversare il Reno e arrivare a Kehl, in Germania, in un quarto d’ora.
Quando andare e quanti giorni
Due giorni pieni bastano per Grande Île, Petite France e Neustadt; con tre aggiungi i musei e una gita. Primavera e inizio autunno sono le stagioni più piacevoli e meno affollate, l’estate regala le serate sui canali, mentre dicembre è magico ma caro e pieno di gente. Tra i miei consigli di viaggio: dormi sulla Grande Île o vicino alla stazione, e valuta lo Strasbourg Pass se pensi di visitare più musei e fare il giro in battello.
La gita a Colmar
Con il treno regionale Colmar è a circa mezz’ora, ed è l’escursione che consiglio a tutti: la «Petite Venise» con le case colorate sul canale della Lauch, il Musée Unterlinden con l’Altare di Isenheim e, sotto Natale, mercatini ancora più raccolti. Se hai un’auto, aggiungi i villaggi della Strada dei vini come Riquewihr ed Eguisheim e il castello dell’Haut-Kœnigsbourg. Ma tornare a Strasburgo la sera, con la Cattedrale illuminata in fondo a rue Mercière, resta per me il modo migliore di chiudere la giornata.